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Il ritorno alla casa del Padre di Sua Santità Papa Giovanni Paolo II


Il ritorno alla casa del Padre di Sua Santità Papa Giovanni Paolo IIPrint this page Send this page to somebody
Carissimi lupetti e coccinelle,
esploratori e guide,
rovers e scolte,
capi e capo dell’Agesci,

il Santo Padre Giovanni Paolo II ha concluso il Suo pellegrinaggio terreno nella notte di sabato 2 aprile scorso, vigilia della seconda domenica di Pasqua, per entrare, per sempre, nella gloria del Padre.
In questi lunghi anni di pontificato abbiamo sempre sentito il Santo Padre molto vicino alla
nostra Associazione, che ha avuto modo di conoscere ed incontrare nei Suoi viaggi, in occasione delle Giornate Mondiali della Gioventù e nelle innumerevoli visite alle Diocesi italiane e alle Parrocchie romane. Quante volte, nei vari incontri, si è lasciato benevolmente mettere un fazzolettone al collo dagli couts, che in questo modo volevano dimostrargli quanto lo sentivano padre, amico, fratello maggiore!
Da Lui abbiamo sempre avuto parole di incoraggiamento e di apprezzamento, parole di fiducia e di speranza nei giovani, che ha chiamato, all’alba del nuovo millennio, “le sentinelle del mattino” e che ha costantemente cercato e amato, fino all’ultimo istante della Sua vita.
Per questo oggi vogliamo testimoniargli ancora una volta il nostro grande affetto e la nostra immensa gratitudine.
Non possiamo non ricordare con profonda commozione la Sua visita alla Route Nazionale della Branca Rovers e Scolte del 1986, ai Piani di Pezza, in Abruzzo, l’incontro con tutti i lupetti e le coccinelle dal titolo “Diamo una mano al Papa” nel 1995, l’udienza concessa al Consiglio Generale nell’aprile 2003, ma soprattutto la meravigliosa giornata trascorsa insieme in piazza San Pietro, il 23 ottobre scorso, in occasione dei trent’anni dell’AGESCI e dei cinquant’anni del MASCI. Tutti ricordiamo con grande nostalgia l’emozione di quella mattinata: il Santo Padre, pur già visibilmente affaticato, volle tuttavia percorrere più volte la piazza per poter salutare tutti, quasi a voler incrociare ad uno ad uno gli sguardi dei 43.000 tra bambini, ragazzi, giovani e adulti che avevano riempito d’azzurro il sagrato della Basilica di San Pietro.
Le parole che ci rivolse in quell’occasione sono state per noi un dono straordinario e risuonano oggi come una preziosa eredità, che vogliamo conservare e custodire: “Il Papa guarda a voi con fiducia e con speranza, e vi accompagna nella grande avventura della vita con la sua preghiera e la sua simpatia.
A voi, coccinelle e lupetti, chiedo di fare ogni giorno "del vostro meglio" per crescere gioiosamente nel Cerchio e nel Branco, scoprendo le meraviglie del creato.
Esorto voi, guide ed esploratori, ad "essere sempre pronti" per il bene, mentre fate con il Reparto l’esperienza della responsabilità ed imparate ad essere membri attivi della comunità ecclesiale e di quella civile a cui appartenete.
Chiedo a voi, scolte e rovers, di impegnarvi a fare del verbo "servire" il motto della vostra vita, nella convinzione che il dono di voi stessi è il segreto che può rendere bella e feconda l’esistenza. (...)
E, rivolgendosi ai capi: "Duc in altum", AGESCI! "Duc in altum", MASCI!
Non abbiate paura di avanzare con fantasia, sapienza e coraggio sulle strade dell’educazione delle giovani generazioni. Il futuro del mondo e della Chiesa dipende anche dalla vostra passione educativa.”
Sono parole impegnative, che rappresentano una grande responsabilità, ma le accogliamo volentieri, come un invito a rimanere fedeli al nostro battesimo e alla nostra promessa scout.
Giovanni Paolo II ci consegna oggi un modo di guardare alla vita che sentiamo profondamente cristiano e profondamente scout: con la Sua testimonianza personale, oltre che con il Suo insegnamento, ci ha mostrato che cosa significa vivere la vita come una grande avventura, come risposta quotidiana alle chiamate di Dio, vivere la spiritualità della strada, in affidamento a Maria, da Lui invocata spesso come “Madonna della Strada”, spendere ogni istante della propria esistenza dimenticando se stessi nel servizio ai fratelli.
Il Papa ci ha insegnato a camminare ogni giorno con fiducia e con tenacia, senza paura della fatica e del dolore, con l’ottimismo di chi “sorride e canta anche nelle difficoltà” perché sa di aver posto in Cristo ogni Sua speranza. La sofferenza fisica accettata con grande abbandono alla volontà di Dio e la Sua morte serena, oltre che la Sua vita piena di gioia ed entusiasmo, ne sono la testimonianza più alta.
Porteremo nel cuore le Sue parole, ma soprattutto ricorderemo il Suo affetto e il Suo entusiasmo per i giovani. Ci sentiamo per questo impegnati a “lasciare una traccia” del nostro passaggio in questo mondo, come ha saputo fare Lui, che ha inciso in profondità nella storia del nostro tempo e nel cuore degli uomini di tutto il mondo.
Oggi sentiamoci tutti uniti, come membri di una grande famiglia e preghiamo per il Papa, perché il Signore lo accolga tra le sue braccia.
Ma invochiamo fin d’ora anche la Sua intercessione, perché benedica ancora la nostra Associazione e il cammino di ciascuno di noi. Lui, che ha amato i giovani con un affetto straordinario, ci protegga ora dal cielo, perché possiamo raccogliere l’eredità che ci ha affidato e sentirci confermati nella volontà rinnovata di fare del nostro meglio e di adempiere sempre con impegno ed entusiasmo al compito di“lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato”.

Nellina Rapisarda - Piero Gavinelli
La Capo Guida e Il Capo Scout

Roma, 4 aprile 2005

Preghiera
“delle guide e degli scouts ” per il Santo Padre


Secondo
comunicato 2 aprile


Primo comunicato
1 aprile


Discorso
del Santo Padre 23 ottobre 2004


Foto Santo
Padre

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