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Il vescovo Diego ai livornesi


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AI CRISTIANI DELLA DIOCESI DI LIVORNO
Livorno 2 dicembre 2006

Care sorelle e cari fratelli in Cristo,
molti di voi hanno già appreso la notizia che il Santo Padre, alla vigilia della sua partenza per il viaggio apostolico in Turchia, mi ha nominato Vescovo di Como.
Nonostante qualche indiscrezione apparsa sulla stampa qualche settimana or sono, quando a me non era stato detto ancora nulla, è solo da pochissimi giorni che ho ricevuto la comunicazione della chiamata del Santo Padre rispetto alla quale, dopo aver pregato e riflettuto, non ho trovato motivi sufficienti per negare la mia disponibilità all’obbedienza.
Oggi non voglio entrare nei particolari di questo momento della mia e vostra vita: avremo altre occasioni per farlo nei prossimi giorni.
Desidero tuttavia comunicarvi subito qualche semplice pensiero per chiedervi la carità di una preghiera e di una vicinanza fraterna.
Non sono un funzionario che si trasferisce da una sede all’altra di una grande azienda. Ho cercato di essere un amico di Gesù, che per amore suo si metteva al servizio del vostro incontro con Lui. Questo comporta un coinvolgimento personale molto profondo. Perciò in queste ore sperimento la sincerità e la profondità delle relazioni pastorali e spirituali che mi legano a voi, alla Chiesa di Livorno, amata e servita per sei anni, ai suoi presbiteri anzitutto, e poi ai diaconi e ai religiosi, ai consacrati e ai laici, uomini e donne, in tanti casi splendidi testimoni dell’amore del Signore che mi hanno fatto crescere e maturare nella fede.
La forma di vita degli apostoli ha una caratteristica paradossale: da un lato è dedizione definitiva e senza condizioni, come quella di cui parla san Paolo ai cristiani di Tessalonica quando scrive loro: “non abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature. Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.”1
Dall’altro lato deve mantenere una radicale libertà da ogni legame, per mantenersi sempre pronta a ripartire e andare con Gesù fino ai confini della terra, nella docilità allo Spirito che parla attraverso la Chiesa, per annunciare a tutti la sua Buona Notizia2.
Quando Simon Pietro, contando sul successo iniziale del suo Maestro e dei primi miracoli, gli dice: “Tutti ti cercano!”, si sente rispondere da Gesù: “Andiamocene altrove…”3.
Anche a me, ancora una volta, è chiesto di partire.
Vi prego di credermi: non è facile.
Una cosa vorrei: che non si parlasse di carriera. Penso di poter dire che da quando sono prete, e sono passati quarantun’anni, non ho mai cercato nulla per me stesso e non ho mai rifiutato nulla di quanto mi veniva proposto con autorevolezza da chi aveva diritto di aspettarsi la mia obbedienza. Nonostante i miei limiti e i miei peccati, credo di poter dire che, con la grazia di Dio, non ho avuto altra ambizione che quella di servire, per amore di Cristo, là dove c’era bisogno e dove la Chiesa mi mandava. Con questa intenzione venni a Livorno. Con questa intenzione vado a Como.
Pregate perché io possa fare mie anche in futuro queste parole di san Paolo che volli fossero stampate sulla immaginetta della mia ordinazione presbiterale, nel Giugno del 1965:
“Noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù come Signore. Quanto a noi, siamo i vostri servitori, per amore di Gesù”
Lo sono anche io per voi. E continuerò ad esserlo anche da lontano.
Il Signore ci benedica tutti e ci porti con Sé nel suo Regno.
Il vostro Vescovo
+Diego

Inserito da li9


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